La Russia

Riprendo dopo qualche tempo il mio racconto, dalla Russia…carico di timori e aspettative, per questi territori a volte ostili ma sempre incantevoli, per tutto quello che fino ad oggi mi è stato raccontato su questo popolo.

Ho scelto di entrare dalla dogana terrestre più a sud sul confine Russo-Finlandese, e ci arrivo in tarda serata, anche se la luce come succede a queste latitudini stenta a lasciare il posto alla notte. Preferisco fermarmi a dormire e affrontare la burocrazia ignota e tanto demonizzata da chi me ne ha parlato fin ora al mattino successivo. Dormo in un parcheggio di interscambio per i camion che continuamente vivono in fila davanti a queste transenne che dividono due mondi. Mattino che arriva in un attimo, e sempre in un attimo mi ritrovo in coda anche io, ma per fortuna dopo appena pochi metri, passata una strettoia intravedo una corsia dedicata alle auto, e capisco che mancano ancora 3 km alla frontiera…ma non c’è più nessuno… sono solo aspettando di trovare qualcosa che ancora mi rende nervoso. Finalmente un gran traliccio con dei semafori rossi su tre corsie al quale mi fermo…e vedo dove devo passare… Passati dieci minuti nulla si muove, e provo ad avvicinarmi a piedi verso la guardia che sonnecchia dentro lo stanzino con i vetri a specchio…non lo vedo.. non si fa sentire.. la porta è aperta… e da bravo Italiano ci ficco dentro la testa scatenando urla quasi avesse trovato la moglie a letto con qualcun altro. Mi indica un cartello di divieto d’entrata appeso alla porta, ma che non avevo visto perché appunto, la porta era aperta… Aspetto altri dieci minuti e lo stesso esce con un sorriso sereno… qualcosa non quadra… devo ancora farci l’occhio a capire certe espressioni. Tant’è, gli chiedo dove posso dichiarare alcune cose e dopo avermi risposto in russo (ovviamente ci siamo capiti a gesti) ha premuto il pulsantino del verde facendo passare tutte le auto che nel frattempo si erano parcheggiate in coda alla mia.

Entro nella zona di nessuno, ogni cancello, ogni sportello, ogni singolo spostamento è scandito principalmente da tanto tempo…ma tutto scorre e tra sguardi incuriositi e la spasmodica ricerca vana di qualche doganiere che sapesse l’inglese… mi devo ricredere su tutto quello che mi avevano raccontato, oltre ai tempi lunghi, ma questi non mi spaventano, persone disponibili e per quanto esteticamente rigide molto educate. Pensate che alla fine prima di “liberarmi”, nel ridarmi i documenti si è scusato in inglese per il suo inglese!!!

Mi si aprono le porte della Russia, e punto subito a San Pietroburgo, non sono molti chilometri ma ormai era metà pomeriggio…quindi cambio due soldi e compro una sim russa al primo posto utile e mi metto in strada, con il sole alle spalle e tanta voglia di vedere. La prima sera la passo dormendo assieme ai pescatori sul ponte che chiude la “baia” di San Pietroburgo, proprio a metà dove anche trovare un parcheggio si è dimostrato difficoltoso… qui hanno una vera passione per la pesca, gli ultimi sono andati via alle 3 di notte e i primi sono arrivati alla stessa ora…ma ne frattempo si sono alternati anziani che passano il tempo, appassionati con gommoni pieghevoli sopra la macchina, ragazzi e ragazze che con la scusa di pescare si sono passati una serata tra gli scogli, personaggi strani che arrivavano a farsi un selfie sulle rocce e poi scappavano, ragazzini che arrivavano a nuoto da non so dove, signore che portavano la cena a mariti dispersi tra le lenze… dopo tutto un italiano con un fuoristrada che fa il giro del mondo non era la cosa più strana.

Il giorno dopo visito un fortino a due passi dal ponte, il 90% ormai distrutto e aperto al pubblico, il restante ancora attivo con radar che monitorano la baia, recinzioni di legno marcio e soldati di leva che tagliano l’erba di un giardinetto microscopico con falciatrice a scoppio ormai con più ruggine che un’ancora abbandonata. Ma camminando trovo la sorpresa, una spiaggia di sabbia grossa, pulitissima, piena di mamme con bambini che giocano immersi nel vento caldo di una giornata che per temperatura poteva farti dimenticare di essere a San Pietroburgo. Ma non resisto, devo provare l’acqua ed in un attimo sono dentro… mmmm… un po’ freschina ma basta uscire e riscaldarsi al sole guardando i bambini che continuano a giocare tra le onde quasi a scherno verso l’unico adulto che aveva voluto entrare con loro… farmi una domanda prima?

Ok, entro in San Pietroburgo… cerco un parcheggio che avevo già individuato su un’app per camperisti… praticamente un piazzale dietro la porta di un campo da calcio, con servizi e docce dentro un tendone da camion… quelle dei giocatori!!! Qui ho incontrato una coppia tedesca che viaggia con un cane e un bellissimo camion Mercedes 4×4, alto, nuovo, imponente, con tutto dentro e fuori, praticamente il sogno di ogni viaggiatore in offroad. Ma questo poco conta…subito ci si conosce, passato il primo mento ormai standard delle domande di rito, passiamo a decidere cosa fare questa sera! tempo di passare in ufficio per registrarmi e trovo un’altra coppia di ragazzi che si aggiunge alla compagnia… altri due tedeschi ma con pulmino raffazzonato alla meglio partiti da poco per qualche mese di libertà. A questo punto non ho più scuse, fuori caviale, prosecco e zuccherini!!!!!! Dovrebbe essermi ormai normale, ma adoro questi momenti di conoscenza, scambio di esperienze, giovialità, sguardi che fanno finta di dire ho capito ma che sai non hanno capito nulla… insomma, il giorno dopo ci salutiamo con la promessa da viaggiatore di provare a rivederci in centro Asia.

Prima di proseguire per Mosca ho voluto far tappa a Novgorod, città che mi dicono più vecchia di Mosca… ed infatti stavano festeggiando i 1160 anni dalla fondazione… una gran sorpresa perché l’avevo scelta solo come tappa di avvicinamento nella quale mi sono fermato invece tre giorni! Provo a parcheggiare vicino ad un monastero sul fiume che passa per la città, mi ci fermo tutto il pomeriggio visitandolo e poi mi preparo per la notte ma… è già, quelle cose che di colpo ti rendono probabilmente senza motivo, insicuro, ansia… nulla di che, una donna che passava torna indietro per vedere bene la targa… non chiedetemi perché ma ho preferito accendere il Camietto e spostarmi… ma faceva buio e ogni macchina che mi si metteva dietro pensavo mi stesse seguendo… psicosi a mille…ma sono momenti… e corro verso il centro dove sapevo esserci un altro parcheggio free. Più mi avvicino e più cresce il numero di persone sulle strade, non sui marciapiedi, sulle corsie! fino a capire che quella sera c’era la festa della città e il fulcro di tutto era il parcheggio che avevo adocchiato come alternativa. Ok, strada chiusa e inversione davanti ad almeno 10 auto della polizia con lampeggianti accesi, avevo un tagadà in testa tra luci e suoni e esperienza d’angoscia appena passata ma in un attimo sono fuori dal centro…e dopo essermi fermato a guardare la cartina decido di attraversare un ponte e fermarmi sull’altra sponda del fiume che ne attraversava il centro, il lato tranquillo…. Bene trovo posto in riva al fiume e posso anche godermi le luci dall’altro lato, deciso mi fermo qui e in un attimo sto già dormendo. Ma non finisce qui, alla mattina scopro che dalle prime ore del giorno stanno montando un palco a 100 metri da me e che quella sera la festa (che durava in tutto una settimana) si sarebbe spostata dal mio lato del fiume. Quando tutto cade così non ci puoi far nulla, cambio programma e decido di diventare parte dei festeggiamenti che tra fly-board , barche a vela, beach volley, rappresentazioni in costume d’epoca, cavalli, locande che fumano e diffondono odori di carne d’orso tutto il giorno, fuochi artificiali e tanta ma tanta gente, mi hanno fatto vivere atmosfere antiche, trasmesso un assaggio della passione di un popolo legato fortemente ancora a tradizioni pagane che affondano nella storia le loro origini.

Prossima tappa Mosca…ma è un’altra storia….

Pubblicato senza rileggere, ho scritto troppo, e ho sonno….il viaggio continua…

9 risposte a “La Russia”

  1. Ciao Roby, scritto senz rileggere e si sente, perché coinvolgi al 100 per cento chi ti legge, come ad essere lì cont, uno scritto che traspare emozioni e sensazioni, contagiose.
    Avanti tutta Roby!!!!!!

  2. Andare così all’avventura, cercare un posto dove fermarsi ha un suo fascino ma per me che sono carico di anni oltre che di viaggi, sarebbe troppo faticoso e dispersivo. Ognuno è fatto a proprio modo ma io se non ho un programma di massima di cosa vedere, dove andare, mi sembrerebbe di perdere tante cose. Poi capita spesso che ci siano degli spunti in itinere che non si segue più il programma fatto in precedenza ma al mio modo viaggio due volte, una volta preparando il viaggio, l’altra facendolo!

    1. Ciao…in realtà di preparazione e programmazione alle spalle ce ne è molta…certo non ho pensato notte per notte a dove dormire o giorno per giorno cosa fare…il web oggi aiuta tantissimo a velocizzare questo lato del viaggio.
      Il pensiero di base è che perderò comunque un mondo di cose, quindi meglio farsi guidare dal viaggio stesso.
      Di principio comunque preferisco vivere quello che mi propongono le situazioni… visitare per visitare non mi interessa, vedere un posto perché lo visitano in molti non mi interessa… per esempio trovo molta più felicità nel perdere una giornata a parlare (sempre a gesti e suoni onomatopeici) con un venditore di angurie e pesce secco lungo la strada….
      Ma il bello è questo, ognuno la vive come si sente più appagato. Magari domani per me, questa non sarà più la formula giusta.

      Grazie per aver voluto condividere con me le tue idee.
      Roberto

      1. Grazie a te Roberto . Riesci davvero a comunicare magnificamente. Stai scrivendo il libro del tuo viaggio. Chissà magari lo pubblichi….. Marco Polo ne sarebbe orgoglioso. Bacioni e, avanti tutta. Grace

  3. Ciao ti seguo anche io con molta “sana” invidia per quello che stai vivendo.
    Mi piace quello che hai scritto…. mi sembrava di essere li quando eri in dogana….. quando ti sei spostato con il camietto perchè ti vengono “le fisse” e poi trovarti in mezzo ad una festa …. bello … bello .
    Grazie per aver scelto di condividere.
    Caterina R.

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