…una notte sul lago, l’angoscia, la nebbia… Kazakistan…

…questa breve storia, forse più cronaca di una notte come tante altre passate in compagnia del solo Camietto, comincia su di una strada sterrata nel nord del Kazakistan, in una giornata di settembre, una di quelle giornate che anticipano l’autunno, una di quelle giornate in cui non sai mai come vestirti…

…quelle che di giorno puoi ancora guidare con il finestrino aperto, ma appena il sole decide di ritirarsi e il vento si alza cominci a tremare mentre le temperature scendono come fosse già inverno. Ed è proprio all’imbrunire che decido di cercare un posto dove fermarmi per la notte, dove riposare e dormire.

Vedo alla mia destra un lago che si spinge verso nord, con una forma irregolare, non è il solito bacino di forma simil-tonda, ma ha una forma molto allungata con lingue di terra che corrono al suo interno come a voler raggiungere il suo centro da ogni lato… Scelgo quindi di farmi strada tra rocce taglienti e passaggi in laterale sul fianco di queste creste per raggiungere una zona che mi sembra piana, proprio sulla cima di un promontorio al termine di una penisola che più di altre si spinge tra le acque. Gli ultimi metri sono abbastanza impegnativi, il percorso più sicuro per arrivare sulla cima è comunque molto ripido e il fondo di roccia è molto sdrucciolevole, ma con calma e una buona ricognizione a piedi riesco a spingere il Camietto fino a dove volevo…per sicurezza posiziono quattro grossi massi davanti alle ruote per evitare scivolamenti e dormire più sereno…quasi me la sentivo…

E’ con questa luna che comincia questa lunga notte, una notte che mi ha colpito, che mi ha fatto provare nuove sensazioni, sensazioni di disagio, di angoscia…uno stato, l’angoscia, che a differenza della paura scaturisce dal non sapere, dal non capire…e che ti pone a più dura prova rispetto la semplice paura.

E così i soliti gesti ormai abituali, prendono il loro tempo…apro la tenda, apro la sedia e la appoggio appena fuori dal portellone posteriore, comincio a prepararmi la cena.. quella sera decido per un risotto, i vetri si appannano mentre cipolla e le erbette acquistate da venditori lungo la strada sfrigolano lente nell’olio… e il sole scende sull’orizzonte illuminando il muso del Camietto. Ormai è buio, comincia a far freddo ma ho acceso il riscaldamento e guardando fuori dal lunotto anteriore vedo la sagoma della colina che sta davanti a me illuminarsi di un chiarore insolito…mi chiedo da dove arrivi tutta quella luce e provo a girarmi per guardare attraverso il vetro oscurato del portellone posteriore…la risposta mi fu semplice e immediata, una luna piena bassissima sul lago, talmente tanto da darti l’impressione di poterla toccare. Alcune nuvole, stranamente nere, solcano il cielo interponendosi a momenti tra me e la luna… decido di prendere la macchina fotografica e uscire per immortalare tanta bellezza, ma subito il lato poetico di questa immagine si scontra con una temperatura esterna scesa di molti gradi che mi costringe a rientrare per vestirmi. Questo è il primo momento in cui la mia parte non cosciente sente un rumore, un suono regolare, un ronzio al quale però non faccio caso subito…ma che il ricordo delle sensazioni che ho provato in quel momento mi fanno capire che qualcosa di incomprensibile condivideva con me quello spazio. Continuo con il mio intento di rendere in fotografia quella luce, quelle nuvole, quella situazione e comincio a scattare disteso a terra (stupidamente ho scelto di usare il trepiede basso) mentre anche la mia parte cosciente comincia a rendersi conto della presenza di quel rumore sempre uguale…anche molto forte ma costante e monotono al punto da sparire e nascondersi nell’abitudine di sentire solo quello che vogliamo. La sensazione di disagio aumenta, l’impegnarmi nella fotografia non riesce più a distrarre i miei pensieri…e la testa comincia a rimuginare come la lingua su un dente dolorante…il volume, se possibile, si alza ma è solo la mia mente che lo mantiene basso perché sento perfino l’aria vibrare a quella frequenza… OK! non è nulla, saranno i soliti cavi dell’alta tensione che con l’umidità vibrano e diventano rumorosi… ci provo, so benissimo che non ho visto cavi passare nella zona, e poi sono in mezzo ad un lago in mezzo al nulla, che ci fa una linea proprio sopra la mia testa…ma questo mi basta per cercare la lucidità, sono a migliaia di chilometri da casa, solo e lontano almeno 50/100 chilometri dall’ultima persona incontrata, non posso permettermi di farmi sopraffare da inutili pensieri dovuti al non capire, al non sapere…ma cerco conforto e luogo sicuro nel Camietto, ormai la mia casa, non solo come luogo dove vivere…ormai appunto, anche come luogo sicuro. Per distrarmi sistemo pentole, alcune cose all’interno del Camietto e aggiorno il libro dove annoto le spese del viaggio, così riesco a far passare un tempo che a me sembra lunghissimo, ma che penso non superasse qualche decina di minuti. Mi rassereno anche se il disturbo continua sempre più forte, ma non puoi controllare tutto e in un viaggio come questo a volte devi non chiederti il perché per poter andar avanti. Nuove nuvole, più nere e sfilate si interpongono tra me e la luna, decido di uscire di nuovo per fotografarle, il tempo di due o tre scatti e il rumore diventa troppo forte, non può essere una linea elettrica, ma non capisco.. provo a sporgermi dal lato guida per vedere cosa possa essere ma non vedo nulla.. forse nebbia, ma la nebbia non fa rumore…decido di provare da lato passeggero perché c’è più spazio per camminare su quel lato e come mi sposto in quella direzione il rumore cambia, sembra più ovattato, diminuisce di intensità…mi fermo, strizzo gli occhi per vedere tra il buio e i riflessi che la luna disegna sulla collina difronte a me, ma nulla…torno sul retro e il suono ritorna ad aumentare, ma capisco che non è il volume, sembra ci sia un ostacolo tra me e la fonte del rumore…in un flash capisco che quell’ostacolo è la tenda aperta e che quindi la fonte deve essere veramente molto vicina…da come la tenda riesce a schermarlo non oltre qualche metro in direzione del muso del Camietto…la ragione lascia spazio all’istinto che mi fa correre dentro casa, dalla porta sul retro, perché so che sono uscito da li ed è sicura. Bene, ora devo capire, non posso più far finta di nulla, ma non trovo spiegazioni e quindi teorie da confutare…tengo le luci spente, qualsiasi cosa sia, meglio rimanere nell’ombra. Non voglio accendere luci, ma per capire non ho altra soluzione e quindi mi sporgo verso i sedili anteriori per prendere la torcia a mano che sta ben fissata al suo supporto, mi distendo per arrivare ad appoggiarla al cristallo anteriore in direzione di dove mi sembra di aver capito sia la fonte del rumore, appoggiandola al vetro spero di aver meno riflessi possibili che mi rendano più difficile capire cosa c’è fuori. E’ ora, un respiro e un colpo rapidissimo di luce….mi immaginavo di vedere le rocce che si trovavano a pochi metri dal cofano del Camietto, la torcia che uso è molto potente…ma nulla…un muro bianco nebbia..ma nessuna roccia, solo confusione…un attimo, il tempo di un flash..e torna il buoi…ma dopo meno di un secondo comincio a sentire un rumore come mi stessero scagliando sulla macchina manciate di sabbia, a ondate…il tutto per qualche secondo…poi più nulla… Non capisco….non capisco! ma ormai sono sicuro, qualcosa cè e l’unica via per risolvere la situazione è capire…in realtà ho pensato anche ad accendere il Camietto e muovermi da quel punto ma considerata la posizione e le difficoltà superate per arrivarci, senza una buona serenità mentale e specialmente la luce del giorno il muoversi dal quella arroccata sistemazione sarebbe poturo troppo facilmente finire con un bel tuffo nel lago…no, l’unica via è cpaire… Provo ad aprire appena il portellone posteriore e a scrutare nell’aria senza scendere ma non vedo nulla, ho la luna davanti a me, se ci fosse qualcosa lo vedrei…l’aria è pulita e perfettamente trasparente, non c’è segno di nebbia, anzi! Richiudo i lpotellone e decido di riprovare con la torcia, ma mantenendo la luce accesa per qualche secondo in posizione più arretrata per avere una visione più amplia e avere il tempo di capire di cosa si tratta…e così faccio…uno, due, tre!! Accendo la torcia, e vedo una quantità mai vista prima di insetti scagliarsi immediatamente contro il vetro anteriore, con forza, spinti da un istinto irrefrenabile, sembrano avere un movimento unico, quasi fossero una unica entità…nei pochi secondi che ho tenuto la torcia accesa si sono accumulati almeno tre, quattro centimetri di questi insetti sui tergicristalli, tramortiti appunto dall’impatto con il vetro. Ma ora so con cosa ho a che fare…scema l’angoscia e lascia posto al fastidio e al disagio…non posso muovermi e so benissimo che il Defender è sempre pieno di piccole fessure che possono essere usate da questi insetti per entrare…penso formino una colonna sopra al cofano a godere della seppur debole, aria calda che da esso esce verso l’alto o per ripararsi nel cono d’ombra che Tenda e Camietto creano oscurando la forte luce che la luna riflette questa notte. Comincio a tappare i piccoli buchi che conosco nella mia macchina, con scotch e piccoli stracci.. questa volta quel rumore di sabbia scagliato sulla carrozzeria anche se ora noto, continua per molti secondi, forse qualche minuto, ok, non sono in pericolo, ma sentire questi insetti che si scagliano sull’auto per cercare un’entrata così intensamente riesce comunque a preoccuparmi e farmi vivere alcuni lunghissimi minuti di forte disagio. Di colpo, con la stessa velocità con cui arrivano le brutte notizie, mi ricordo che ho la tenda aperta e non voglio minimamente ritrovarmi nei giorni futuri a condividere il letto con qualche migliaia di questi insetti..devo uscire a chiuderla subito! Apro il portellone e scendo rapidissimo a chiudere i gusci della tenda…corro, sono preoccupato non so nemmeno per cosa…ma nulla, sono completamente ignorato…capisco però troppo tardi il perché…il pulsante che sente l’apertura del portello ha deciso di ricominciare a funzionare proprio in quel momento, accendendo le luci interne e scatenando la frenesia di questi piccoli insetti alati simili a zanzare ma più grandi e con un debole esoscheletro che ne copre le ali.. Torno subito in auto, chiudo il portellone e forzo lo spegnimento delle luci per non aspettare il timer….il rumore è fortissimo, sia il ronzio che gli urti contro la carrozzeria, i miei occhi che hanno guardato le luci accese non vedono nulla, mi sembra che sia pieno anche l’abitacolo ora…non è così, dopo alcuni minuti tutto si calma, rimane il ronzio, insistente…accompagno all’uscita qualche esemplare che realmente aveva trovato via di ingresso e mi distendo in auto ad aspettare che qualcosa cambi…provo a dormire, ma non ci riesco, non voglio usare le cuffiette per ascoltare musica, mi estraniano tropo e io voglio rimanere vigile… Passo così almeno due ore, la stanchezza è tanta…non posso neanche usare il telefono, la sua luce gli agita…ma è proprio a quest’ora che la luna mi viene in aiuto…alzandosi nel cielo riesce ad illuminare tutta la zona, il Camietto non proietta più la sua obra sulle rocce e il rumore lentamente diminuisce. Riesco a chiudere gli occhi, mi rilasso qualche attimo …ma sono quasi le sei, e il sole comincia a tingere di blu e viola l’orizzonte…

Quella notte era finita, ci ripenso ridendo e dandomi dello stupido, ma quella nebbia non la dimenticherò…

Continuate a seguirmi anche su Instagram roadsontheway , Facebook roadsontheway, e sul mio canale YouTube roadsontheway.