…un anno…

…oggi è un anno, 366 giorni visto che il 2020 è bisesto, sono passati da quando ho lasciato la piazza del mio paese in Italia…e voglio cominciare quest’articolo con un gesto, un’abbraccio a distanza… perchè ad oggi mi trovo in Australia, ho finito la quarantena e ora posso muovermi, sempre con accortezza,  all’interno della provincia in cui mi trovavo quando anche l’Australia ha deciso di impedire gli spostamenti delle persone, prima tra stato, poi tra regioni ed ora tra province per arrestare il diffondersi del virus.

In questo momento, quindi, non posso muovermi, ne tanto meno continuare verso la meta naturale di quello che era il mio progetto, il sud America, zona categoricamente chiusa e che per ora comunque non garantisce misure e situazioni sufficienti a garantirmi la salute e una minima sicurezza…non potrei godere di quello che è la linfa della mia esperienza in tali condizioni.

Ed è in questo momento che più ripenso a tutti i gesti e non solo di aiuto, condivisione e supporto che ho avuto il piacere, e per certi versi l’onore, di ricevere in quest’anno. Anno in cui ho attraversato l’est e il nord Europa fino a toccare Capo Nord imparando quanto questa regione sia piena di singole realtà, modi di vedere e vivere, apparenti incongruenze e diversità che, mi piace pensare, possano in ogni piccola sfaccettatura diventare un ricchezza comune.

Ho poi affrontato i confini e gli sguardi rigidi delle regioni Russe, venendo perentoriamente sconfessato e felicemente sorpreso da quanto di umano ci sia sotto, anche solo apprezzando lo sforzandosi e la volontà di parlare un inglese improbabile, ma segno del desiderio di aprirsi al mondo intero che tanto diverso non è (non so se sia male o bene). Ho condiviso e incontrato viaggiatori con i quali ho trovato subito sintonia, ho trovato  viaggiatori con i quali ho faticato a trovare una linea di pensiero comune, ma non ho mai smesso di ascoltare cosa avevano da raccontare. In un attimo mi sono ritrovato nel fantastico mondo degli “stan”, Kazakhstan, Kirghizistan, ecc… dove le strade diventano lingue di terra e rocce immerse in paesaggi come gli interminabili deserti che dalla Russia del sud attraversano impudenti i confini di Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan fino all’Iran senza permesso alcuno, sempre immerso tra profumi di spezie e la polvere negli occhi…e ancora guidare, e provare la sensazione di farlo tra le nuvole degli altopiani del Tajkistan, respirando atmosfere e vivendo genti che mi hanno riportato alla mente stralci di libri scritti da chi ha saputo sognare e far sognare i profumi, le emozioni, e le sensazioni di leggerezza che questi angoli d’Asia senza alcun sforzo regalano ogni giorno. Mai mi sono fatto mancare il piacere di condividere il mio tempo con le persone di questi luoghi, facendo mie e imparando lezioni di umanità che sento hanno caratterizzato, e continueranno a farlo , tutto il mio percorso. I mesi passano veloci, troppo a volte, mi domando, oltre alle solite semplicistiche frasi fatte, che significato possa avere…non lo so, ma questo mi stimola ancor più a pensare che non esista un momento più o meno importante nella vita come nell’esperienza che oggi ho la caparbietà di vivere, e che devo impegnarmi a dare il massimo valore ad ogni singolo di questi momenti…non fermerà il tempo, ma darà un senso a questo. Con questo spirito risalgo a nord fino al leggendario lago Bajkal, attraverso il confine mongolo e mi perdo nel deserto dei Gobi, provo la sensazione di stare (mai essere) solo…in una terra impregnata di odori forti, un misto di capra, legno, sterco essiccato e pelli scolpite dal sole, dal vento freddo che trasuda di usanze e necessità ancestrali. Ne esco quasi scioccato, un pugno in pieno stomaco sferratomi da persone che vedono la vita come una continua sfida agli elementi e che hanno, e te lo fanno capire forte, l’umiltà di ringraziare per questo ogni giorno. Non riesco più a capire se il mondo sotto gli miei pneumatici stia cambiando o no, vedo differenze ovunque, ma appena chiudo gli occhi quasi inconsciamente sento un filo che unisce nelle gesta a volte, nelle intenzioni altre, sicuramente nello spirito tutto quello che mi sta fuori e che spinge per entrare a far parte di me.

Così è la parte che segue nella rigida siberia, dove le temperature crollano e mi ritrovo a guidare per quasi 5000 chilometri su ghiaccio e neve, dove trovo colonne di camion intenti a portare merci da e verso l’est della Russia…sfrecciando sul ghiaccio nelle discese, e spesso impiegando intere giornate a spalare ghiaia sotto le ruote per riuscire ad avanzare sulle salite dei continui scollinamenti. Persone con cui mi trovo spesso la sera nelle radure immerse nelle foreste, tutti attorno ad un fuoco, senza capirci con la lingua ma accumunati da un clima estremo, dal respiro che ti si ghiaccia sulla bocca, da una bottiglia di vodka senza etichetta…e rifletto sul fatto che per queste persone, quella serata non sarà una serata da raccontare come sto facendo io, sarà un’altra serata come molte altre…chi ha dato cosa…un attimo del proprio tempo… Non ci si ferma, Vladivostok, imbarco la macchina per conquistare il mito fatto di terre rosse che nella mia immaginazione è l’Australia, sfruttando i lunghi tempi di trasporto per visitare il Giappone. In Australia mi scontro con una burocrazia e tempi di sdoganamento e quarantena che hanno messo a dura prova la mia sanità mentale,ma dopo Natale e Capodanno passati in un ostello finalmente mi riconsegnano il Camietto, riparo subito alcuni danni dovuti penso al trasporto, e sono pronto per affrontare le terre d’Australia.

Oggi, come ho provato a raccontarvi giorno per giorno sui canali social più comodi e immediati che un blog, dopo interminabili disavventure, dovute spesso alle situazioni estreme a cui ti sottopone questa terra, ma che hanno arricchito il mio viaggio sempre e più, sono bloccato in una regione del sud-est Australia per la pandemia da Covid-19 scoppiata durante il mio viaggio. Ho dovuto isolarmi in quarantena vivendo per 14 giorni nel Camietto, con controlli giornalieri della polizia e senza aver la possibilità di lasciare il campo dove mi hanno parcheggiato, neanche per procurarmi il cibo…ma da qui come spesso mi è capitato in questo anno, la sorte mi ha mi ha fatto incontrare persone stupende che, anche se anch’esse in una situazione di difficoltà, mi hanno dato aiuto portandomi da mangiare, trovando il modo ogni giorno di alleviare questa situazione comune a molte persone in Italia e regalandomi sempre un sorriso…potrebbe sembrare poco, ma quando sei dall’altra parte del mondo, con un nemico invisibile che non conosce frontiere, un sorriso è un gesto che ti regala quel pò di serenità di cui hai bisogno per saltare l’ostacolo.

Sono sicuro che tutto questo avrà una fine e ho la presunzione di pensare che avrà un senso o per lo meno sta a tutti noi far si che abbia uno. E’ vero, la pazienza di aspettare non è una prerogativa dei tempi nostri, ma cercare di capire gli sforzi che ci vengono chiesti senza rincorrere sempre una scusa per far prevalere l’io sul noi penso sia un dovere, smetterla di pensare che la via giusta sia sempre l’altra… questo è il significato di “Roads on the Way”…letteralmente “strade sulla via”, qualsiasi sia la strada che decidiamo di percorrere (decidere è scegliere, e scegliere ha un prezzo..sia solo la rinuncia all’altra strada) sarà sempre una strada che alla fine ci porterà sulla via della nostra vita, oggi più che mai scopriamo che le libertà, o se vogliamo “la libertà” non è un qualcosa di dovuto, penso sia una mera illusione credere questo… perseguire questo stato di libertà costa impegno e scelte, tutto il resto è l’illusione della stessa.

Dopo questo sproloquio metafisico dovuto a mancanza di ossigeno da reclusione in ambiente fortemente claustrofobico, posso salutarvi con l’augurio che tutto si risolva presto e con la speranza che alla fine il durissimo prezzo che stiamo pagando non venga dimenticato, nascosto dal muro di inutili accuse, banalità, e falsità che perentoriamente nasceranno ad impegnarci la ragione.

Roberto

9 risposte a “…un anno…”

  1. Forza e coraggio, stai affrontando un viaggio epico, con la sfortuna di affrontare un nemico invisibile che rende la tua avventura sicuramente pericolosa. Un mondo di bene e buon viaggio.
    Ciao Francesco.

  2. Grande Roberto. Ho letto il tuo articolo, veramente Bello. Le soste con i camionisti nelle radure……anche se non vi capivate per problemi di lingua e di comunicazione devono essere stati dei momenti piacevoli. Poi, credo, dopo il secondo bicchierino lo scambio interculturale cominciava …ahahahaa. Forza Roberto. Un saluto da Massimo, dalla Sardegna e da ProviamoaViaggiare.it

  3. Ciao Roby, grande come sempre . Bel racconto mi hai fatto sognare.
    La mia ammirazione per il tuo coraggio e costanza .
    I miei grandi auguroni per la continuazione del viaggio .
    Saluti dalla Svizzera/Ticino a presto by Gian .

  4. Ammiro il tuo coraggio, sei davveo speciale non è da tutti concepire e fare un viaggio così malgrado la più meticolosa preparazione ci sono così tanti imprevisti, pericoii, difficoltà da superare che scoraggerebbero i più arditi. Penso anzi son certo che le prove che hai superato ti hanno reso molto più forte e consapevole di doti che forse non pensavi di avere. Sei stato molto generoso a condividera le tue esperienze e ti sono molto grato, non capita tutti giorni di leggere un resoconto come il tuo. Un forte abbraccio virtuale e tienici ancora informati sulla continuazione della tua splendida avventura. Emilio

  5. Un articolo bellissimo Roby, e in questo momento, dove Google mi avvisa che questo mese ho visto tre comuni Marcon Preganziol e quarto d’Altino, leggere le tue avventure ci aiuta a digerire un po’ meglio questa quarantena, con la ferma convinzione che quando tutto questo sarà finito, tempo e soldi dovranno essere investiti in viaggi ❤️ Buon viaggio ❤️

  6. bella e profonda riflessione storica del tuo viaggio………….grazie per tutte le belle,e non,situazioni che ci hai fatto vivere….un abbraccio da Firenze
    BALDAZAR

  7. Ciao Roberto, che dire? Vero che ci sentiamo grandi ma in realtà siamo piccolissimi? Vero che crediamo si sapere ma alla fine sappiamo ben poco? Vero che tendiamo a lamentarci di tutto ma in realtà molto spesso ci lamentiamo di “niente”?
    Sarebbe bello poter viaggiare e vedere altri modi di pensare, di agire, di risolvere, di fare, di vivere. Purtroppo non sempre è possibile però grazie a chi può farlo, come te, e grazie alle esperienze vere che vivi e che ci narri, io imparo comunque. Imparo che la sofferenza è di tutti, cambia solo il modo in cui viene assorbita; capisco che la fatica pure appartiene a molti, ma cambia il modo di affrontarla; imparo che l’empatia che sembra così rara, in realtà c’è e si fa vedere e persino grida per farsi sentire. E questo mi rende felice.
    Grazie anche al tuo viaggiare e raccontare vedo il mondo come mi piacerebbe che fosse: accogliente, certo anche spigoloso e ruvido, ma vivo e pieno di persone curiose e umili e gentili.
    Cambierà qualcosa nel mondo dopo il covid-19? Non lo so perché gli esseri umani dimenticano facilmente. Una cosa è certa, come hai scritto tu, abbiamo visto che la libertà non è dovuta, essa appartiene (forse) ai cavalli che galoppano in Mongolia, o ai cani randagi del Kazakistan o ai gabbiani di Rainbow Beach. Ma se parliamo di “umani”, questa specie fatica a capire quali siano le cose davvero importanti. Magari ora qualcuno l’ha capito. Anzi, spero l’abbiano capito in tanti.
    Grazie dei tuoi racconti.
    In bocca lupo e buona continuazione!
    Francesca

  8. Grande Roberto! Leggo anch’io con molto piacere i tuoi racconti e grazie ad essi cerco di immaginare le tue giornate. Continua così e buona strada!

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