… in a Covid-19 world parte 1

Come era ovvio aspettarsi la pandemia da Covid-19 sta interessando tutti i luoghi abitati della nostra Terra, o non sarebbe pandemia…questo ha portato conseguenze in quasi tutte le nostre abitudini di vita, tra le prime forse proprio gli spostamenti. Per questo vi racconto come ho vissuto gli ultimi mesi in covid-19 world per arrivare ad oggi che come molti sanno, mi trovo nuovamente a casa in Italia… Voglio condividere i motivi e le tappe che mi hanno portato a prendere questa decisione, decisione che io intendo temporanea… e che nelle intenzioni serve a garantire il proseguimento di RoW.

Perché in quest’anno passato alla guida del Camietto per 65.932 km, toccando 25 paesi diversi, attraversando 35 frontiere, arrivando a 18.600 km e 11 ore di differenza oraria da casa , ho potuto fare esperienze, e vivere persone e situazioni, che hanno evoluto il progetto Row, e che quindi regalano ancora un nuova strada all’esplorazione dei territori del mondo che da qui in avanti continuerò a visitare.

La situazione in Australia era già abbastanza insolita, per gli incendi dei mesi a ponte tra il 2019 e il 2020 prima, e per gli allagamenti dovuti alle forti piogge poi…ma come in tutto il mondo, ad un certo momento tutte queste cose sono passate in secondo piano, per focalizzare i pensieri di tutti sul diffondersi del virus. Mentre in Italia si discuteva se chiudere o no i voli dalla Cina, l’Australia continuava a vivere con i suoi pochissimi contagi raccolti per lo più nelle due grandi città di Sydney e Melbourne ma chiudendo immediatamente gli ingressi diretti o attraverso scali provenienti dalla Cina. Penso di essere al sicuro e non mi preoccupo molto degli eventi, e mi preparo solo al mio volo in Nuova Zelanda per rinnovare il visto che mi consentirà di continuare l’esplorazione di questo mondo.

E qui cominciano i primi problemi, infatti alla mezzanotte del giorno in cui sarei partito la Nuova Zelanda avrebbe introdotto la misura della quarantena preventiva per tutti i nuovi arrivi, cosa che mi coglie ovviamente impreparato, tanto più che contattando ambasciata e consolati sia in Australia che NZ, gli stessi si dicono allo scuro di queste disposizioni (partivo alle 23.00 per arrivare dopo la mezzanotte e questo creava ancora più confusioni). Realizzo che dovermi chiudere in albergo per 14 giorni, non era così improbabile. Il mio programma originario prevedeva di fermarmi qualche giorno per visitare Auckland e la sua baia e rientrare in Australia, ma ora devo trovare una soluzione alternativa… L’ambasciata mi avvisa della possibilità di chiedere indulgenza per non rientrare nello stato di clandestino compilando vari moduli e andando ad autodenunciarmi alla polizia.. strada che capisco non possa essere applicata al mio caso in quanto valida solo per annullamento del volo da parte delle compagnie aere… Scatta l’ansia, lo stress di quando ti trovi a gestire situazioni su cui non hai nessun potere in tempi minimi, ma è proprio in questi momenti che scatta il genio, o per meglio dire la soluzione all’italiana, e quindi…a me bastava solo uscire dall’Australia, l’entrata in New Zealand era solo propedeutica al nuovo visto…al rientro in Australia non era ancora in vigore la misura di quarantena e quindi avrei potuto proseguire il viaggio… soluzione? non passare i controlli dell’immigrazione neozelandese e imbarcarmi direttamente sul primo volo per Melbourne. Ok, non avevo certezze di riuscita, ma si poteva tentare…

E’ ora, mi imbarco in un volo semivuoto e seguendo il consiglio del personale di terra di Qantas, ri-prenoto un’ennesimo volo di rientro con il minor tempo di scalo possibile. Il volo di andata parte e arriva in orario, ma come la mia sim si collega alla rete telefonica, assieme al solito messaggio di benvenuto mi arriva anche un’altra doccia fredda…dalla mezzanotte appena trascorsa anche l’Australia introduceva la quarantena obbligatoria a tutti… Bene, se il mio piano non funzionasse dovrei farmi 14 giorni in NZ e subito dopo 14 giorni in Australia… lo stress aumenta…ho paura che non avendo ancora la conferma del volo di rientro gli agenti portuali mi costringano a passare attraverso l’immigrazione…entro in bagno e aspetto che, vista l’ora tarda, le code e i controlli si diradino… A questo punto mi aggiro furtivo tra le vetrine chiuse dell’area internazionale dell’aeroporto di Auckland passando per corridoi con facce scolpite su finto legno allestiti come un’attrazione tetra di Gardaland con sensori che fanno partire suoni emessi dagli animali del posto con in sottofondo l’Haka… In giro non vedo nessuno e cerco di arrivare alle partenze internazionali dove spero di trovare un help desk per confermare il mio biglietto, cosa che ovviamente non trovo, non fosse anche per l’orario, ormai le 3 di notte. Il volo che spero di prendere parte alle 6, ma le uniche persone a cui posso chiedere informazioni sono gli addetti delle pulizie, sempre con circospezione per non far nascere un caso che avrebbe potuto girarsi contro il mio piano. Alla fine la situazione alle 5.00 era che non avevo ancora un volo e avevo realizzato che al contrario di quello che mi avevano detto in Melbourne, non c’era possibilità di farsi stampare un biglietto non pagato nella sezione transiti internazionali di quell’aeroporto. Scatta la fase barbone, mi attacco a tutte le hostes con divisa Qantas che solitarie cominciano a circolare per i lunghi corridoi spiegando la situazione… un po’ alla volta mi faccio accompagnare al gate dove mi gioco l’ultima carta… al momento giusto in cui l’addetta al gate è isolata dal resto del personale richiamo la sua attenzione con un inglese casereccio con accento italiano e riesco a convincerla a chiamare con il walkie talkie il banco esterno nella zona partenze e a farmi prenotare un posto per il volo che ormai serebbe partito tra 20 min comunicando i dati della carta di credito e passaporto via radio per non essere costretto appunto ad andarci di persona.

Mi rilasso un attimo ed è gia ora di cominciare a pensare a come affrontare la quarantena al rientro in Australia….ma questa è un storia che leggerete ne l prossimo articolo…

Roberto

Una risposta a “… in a Covid-19 world parte 1”

  1. Una vera odissea… Non vedo l’ora di leggerti nella seconda puntata… Riuscirà il nostro eroe a superare lo sbarramento con il suo diabolico piano?
    … Oppure l’ansia che gli provoca il timore di una possibile quarantena lo tradirà?
    Aspettiamo di sentire il verdetto della gentile hostess!
    Era carina almeno?

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