… in a Covid-19 world parte 2

….in un attimo sto atterrando in territorio Australiano, gli interrogativi sulle nuove regole imposte dal governo per limitare il diffondersi del virus affollano la mia testa…so benissimo che dovrò fare una quarantena ma non conosco le modalità per chi , come me, vive nel Camietto e ancor più considerando che è il primo giorno di tali restrizioni. Appena la sim australiana si connette alla rete, anche se l’orario era abbastanza presto, decido di contattare il consolato di Melbourne dove ero atterrato, ovviamente usando il numero di emergenza, al quale mi risponde con estrema gentilezza (come già successo per il consolato di Auckland , Camberra e Sydney) il console, purtroppo informandomi e confermandomi che nella notte erano entrate in vigore nuove restrizioni anche in Australia ma che non avendo ancora avuto comunicazioni ufficiali poteva solo rigirarmi le info apprese al telegiornale…erano momenti concitati per tutto il mondo in quel momento, ma per chi come me si stava ancora muovendo il non aver notizie certe ha complicato di molto le scelte.Sono ancora in aeroporto.

Comincio a percorrere i soliti corridoi che ti portano ai banchi dell’immigrazione, ma stranamente non sembrano esserci troppe novità, non trovo personaggi vestiti da apocalisse che ti misurano la febbre, corridoi separati ne avvisi che intimano a mantenere distanze particolari dalle altre persone. Quindi le code continuano con la solita ansia da passaggio, come se nei prossimi dieci minuti dovesse avvenire qualcosa che ti cambierà la vita.., mentre io aspetto in un angolo che tutta la confusione che normalmente si genera appena sbarca un aereo si diradi per cominciare le procedure stranamente rilassate, anzi meno scrupolose del solito per essere un aeroporto australiano…nella mia carta di immigrazione per la prima volta non dichiaro nulla e dopo aver scansionato il passaporto e risposto ad alcune domande presso i totem automatici passo velocemente anche l’ultimo controllo da parte di un agente senza nessun avviso o informazione sulle nuove disposizioni. Non ho bagaglio da stiva, quindi mi avvio all’uscita, ed è qui, ormai sotto il sole di Melbourne, che una signora con mascherina mi porge una fotocopia dove trovo alcune informazioni sul comportamento da tenere in caso di ingresso in Australia. Mi fermo a leggere le disposizioni mentre il resto della gente continua a sciamare verso i parcheggi e punti di raccolta Uber. Finalmente qualcosa di più preciso, ancora nulla sul distanziamento sociale, ma solo un periodo di isolamento, oltretutto non così ferreo ma principalmente improntato a mantenere le autorità informate della mia salute. Tra le regole ovvie di una quarantena c’è il non spostarsi e la limitazione dei contatti con le persone…cosa semplice se sei a casa o vivi in un albergo, ma vivendo in macchina i problemi pratici aumentano.

aspettando il nuovo giorno

Ok, devo recuperare il Camietto lasciato nel parcheggio di un amico conosciuto qualche giorno prima, quando ancora non sapevo se sarei riuscito ad evitare la quarantena in Nuova Zelanda, e considerato che l’uso di mezzi come taxi o Uber era consigliato e preferito a bus o treni, mi metto in attesa dell’arrivo del mio Uber mentre provo a riordinare le idee per capire come continuare il mio viaggio. In una mezzora arrivo a prendere possesso del Camietto che mi aspettava, già questo mi basta per trovare la serenità per affrontare un mare di regole ogni giorno in divenire… Devo comunicare alle autorità dove deciderò di sostare, ma i numeri a mia disposizione non fanno altro che ripropormi registrazioni di soluzioni standard e a ripetere suggerimenti a comportamenti inapplicabili al mio caso e alla mia situazione. Le stazioni di polizia non mi fanno neanche entrare (tutti gli edifici pubblici sono interdetti a chi arriva da fuori Australia) e non mi parlano nemmeno dal citofono, tutti i cartelli suggeriscono di chiamare i soliti inutili numeri e il consolato non ha ancora comunicati ufficiali sul da farsi. Non sono proprio sereno, qui la polizia è molto gentile, ma sicuramente intransigente e pensando a non mettermi in posizioni che possano precludere la continuazione del mio viaggio in Australia decido di bloccare una volante e di informarli sulla mia situazione scaricando tutte le responsabilità alla coppia di agenti, a volte è meglio fare così, in altre è meglio restare nell’ombra… Ovviamente non hanno soluzioni immediate per una situazione così atipica, ma almeno non rischio più nulla, ed infatti decidono di aiutarmi a trovare un posto dove potermi fermare con il Camietto per la durata della quarantena ma che non sia troppo distante da un centro commerciale o almeno un supermercato per potermi procurare autonomamente il cibo per le prossime due settimane. Assieme troviamo una zona attrezzata per soste (quindi con un wc spartano ricavato da un buco di qualche metro nel terreno ma funzionante) vicina al mare, ad una zona industriale e ad una zona commerciale… Mi fermo qui, e uso il tempo per sistemare qualche piccola cosa sul Camietto, gestire le innumerevoli dichiarazioni che devo produrre per poter passare la quarantena in una situazione non ancora prevista dalle regole emesse..

Quello stesso giorno provo per la prima volta quella sensazione di insicurezza, quel peso allo stomaco, quel senso di ansia che questa pandemia sa trasmettere tanto bene… ed è un momento in particolare che ricordo, una situazione ben precisa che apre la porta a domande e dubbi… quel supermercato vuoto. Erano ormai due giorni che i telegiornali parlavano della chiusura dei confini e dell’applicazione della quarantena con la ovvia conseguenza di spingere la gente alla corsa al genere di prima necessità. Le immagini dall’Italia mostravano i supermercati vuoti e gli australiani probabilmente per questa volta hanno voluto emularci, correndo a riempire i congelatori di carne e tutti gli altri generi che conosciamo ormai tutti. Sinceramente non mi rendevo conto che la situazione fosse così cambiata nel giro di due notti, forse perchè in quei giorni stavo volando da un paese all’altro senza certezze sul futuro dil Row, forse perchè i numeri erano talmente bassi che laggiù non mi sembrava di essere in pericolo… quella sensazione di smarrimento, quando ti trovi in infradito di fronte ad un muro frigorifero dedicato alla carne, che fino a ieri da bravi australiani tenevano sempre colmo, e lo vedi vuoto… senti l’aria fredda che scivola giù ai piedi a poi allo stomaco… le persone aumentano il passo, ti corrono davanti per accaparrarsi l’ultima vaschetta… ti giri e vedi che è tutto vuoto…. quel momento… quando di colpo mi sono reso conto che c’ero dentro anch’io… dall’altra parte del mondo, io e il Camietto, lontano dalle sicurezze e conoscenze che in situazione di chi primo arriva primo vive fanno la differenza, ecco, questo è il moneto che voglio ricordare perchè è durato un attimo! Un attimo lunghissimo in cui mi sembrava di essermi fermato mentre il mondo continuava a girare attorno a me. Ma come sempre, dove aver goduto appieno del momento, la testa si riconnette, e ricomincio a vivere il mio tempo.

Ho continuato a vivere così isolato fino alla bella sorpresa, dopo undici giorni, una volante come ogni giorno viene a trovarmi, ma con la notizia che posso muovermi, il perchè non lo capirò mai, mi spiegano che la notte in aereo viene conteggiata e che considerato che sarei partito per un’altro stato australiano distante due giorni avrei potuto finire la quarantena in isolamento viaggiante. Grandiosi! Si raccomandano di non fermarmi in luoghi abitati e di fare rifornimento ai distributori automatici, mi danno dei documenti in cui vengo autorizzato allo spostamento e sorridenti mi salutano. In quel momento i confini tra stati interni sono aperti, l’unica restrizione è per chi arriva dall’estero come nel mio caso, ma ormai era acqua passata e il pensiero corre alla costa sud, con le sue scogliere, il mare che porta lo sguardo al polo sud, la famosa Great Ocean Road.

Ma anche questo momento di luce dura poco…comincio a correre verso ovest, mentre le regole di isolamento cambiano giorno per giorno…fino all’ennesima doccia fredda…ma questa è un’altra storia…

a presto per la corsa contro il tempo e contro le nuove limitazioni…

4 risposte a “… in a Covid-19 world parte 2”

  1. Ciao Roberto,
    Mi chiamo Rodolfo e seguo con passione il tuo fantastico viaggio!
    Sai già come arrivare in Cile?
    Buon Viaggio!
    Rodolfo Tucci

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