…una notte sul lago, l’angoscia, la nebbia… Kazakistan…

…questa breve storia, forse più cronaca di una notte come tante altre passate in compagnia del solo Camietto, comincia su di una strada sterrata nel nord del Kazakistan, in una giornata di settembre, una di quelle giornate che anticipano l’autunno, una di quelle giornate in cui non sai mai come vestirti…

…quelle che di giorno puoi ancora guidare con il finestrino aperto, ma appena il sole decide di ritirarsi e il vento si alza cominci a tremare mentre le temperature scendono come fosse già inverno. Ed è proprio all’imbrunire che decido di cercare un posto dove fermarmi per la notte, dove riposare e dormire.

Vedo alla mia destra un lago che si spinge verso nord, con una forma irregolare, non è il solito bacino di forma simil-tonda, ma ha una forma molto allungata con lingue di terra che corrono al suo interno come a voler raggiungere il suo centro da ogni lato… Scelgo quindi di farmi strada tra rocce taglienti e passaggi in laterale sul fianco di queste creste per raggiungere una zona che mi sembra piana, proprio sulla cima di un promontorio al termine di una penisola che più di altre si spinge tra le acque. Gli ultimi metri sono abbastanza impegnativi, il percorso più sicuro per arrivare sulla cima è comunque molto ripido e il fondo di roccia è molto sdrucciolevole, ma con calma e una buona ricognizione a piedi riesco a spingere il Camietto fino a dove volevo…per sicurezza posiziono quattro grossi massi davanti alle ruote per evitare scivolamenti e dormire più sereno…quasi me la sentivo…

E’ con questa luna che comincia questa lunga notte, una notte che mi ha colpito, che mi ha fatto provare nuove sensazioni, sensazioni di disagio, di angoscia…uno stato, l’angoscia, che a differenza della paura scaturisce dal non sapere, dal non capire…e che ti pone a più dura prova rispetto la semplice paura.

E così i soliti gesti ormai abituali, prendono il loro tempo…apro la tenda, apro la sedia e la appoggio appena fuori dal portellone posteriore, comincio a prepararmi la cena.. quella sera decido per un risotto, i vetri si appannano mentre cipolla e le erbette acquistate da venditori lungo la strada sfrigolano lente nell’olio… e il sole scende sull’orizzonte illuminando il muso del Camietto. Ormai è buio, comincia a far freddo ma ho acceso il riscaldamento e guardando fuori dal lunotto anteriore vedo la sagoma della colina che sta davanti a me illuminarsi di un chiarore insolito…mi chiedo da dove arrivi tutta quella luce e provo a girarmi per guardare attraverso il vetro oscurato del portellone posteriore…la risposta mi fu semplice e immediata, una luna piena bassissima sul lago, talmente tanto da darti l’impressione di poterla toccare. Alcune nuvole, stranamente nere, solcano il cielo interponendosi a momenti tra me e la luna… decido di prendere la macchina fotografica e uscire per immortalare tanta bellezza, ma subito il lato poetico di questa immagine si scontra con una temperatura esterna scesa di molti gradi che mi costringe a rientrare per vestirmi. Questo è il primo momento in cui la mia parte non cosciente sente un rumore, un suono regolare, un ronzio al quale però non faccio caso subito…ma che il ricordo delle sensazioni che ho provato in quel momento mi fanno capire che qualcosa di incomprensibile condivideva con me quello spazio. Continuo con il mio intento di rendere in fotografia quella luce, quelle nuvole, quella situazione e comincio a scattare disteso a terra (stupidamente ho scelto di usare il trepiede basso) mentre anche la mia parte cosciente comincia a rendersi conto della presenza di quel rumore sempre uguale…anche molto forte ma costante e monotono al punto da sparire e nascondersi nell’abitudine di sentire solo quello che vogliamo. La sensazione di disagio aumenta, l’impegnarmi nella fotografia non riesce più a distrarre i miei pensieri…e la testa comincia a rimuginare come la lingua su un dente dolorante…il volume, se possibile, si alza ma è solo la mia mente che lo mantiene basso perché sento perfino l’aria vibrare a quella frequenza… OK! non è nulla, saranno i soliti cavi dell’alta tensione che con l’umidità vibrano e diventano rumorosi… ci provo, so benissimo che non ho visto cavi passare nella zona, e poi sono in mezzo ad un lago in mezzo al nulla, che ci fa una linea proprio sopra la mia testa…ma questo mi basta per cercare la lucidità, sono a migliaia di chilometri da casa, solo e lontano almeno 50/100 chilometri dall’ultima persona incontrata, non posso permettermi di farmi sopraffare da inutili pensieri dovuti al non capire, al non sapere…ma cerco conforto e luogo sicuro nel Camietto, ormai la mia casa, non solo come luogo dove vivere…ormai appunto, anche come luogo sicuro. Per distrarmi sistemo pentole, alcune cose all’interno del Camietto e aggiorno il libro dove annoto le spese del viaggio, così riesco a far passare un tempo che a me sembra lunghissimo, ma che penso non superasse qualche decina di minuti. Mi rassereno anche se il disturbo continua sempre più forte, ma non puoi controllare tutto e in un viaggio come questo a volte devi non chiederti il perché per poter andar avanti. Nuove nuvole, più nere e sfilate si interpongono tra me e la luna, decido di uscire di nuovo per fotografarle, il tempo di due o tre scatti e il rumore diventa troppo forte, non può essere una linea elettrica, ma non capisco.. provo a sporgermi dal lato guida per vedere cosa possa essere ma non vedo nulla.. forse nebbia, ma la nebbia non fa rumore…decido di provare da lato passeggero perché c’è più spazio per camminare su quel lato e come mi sposto in quella direzione il rumore cambia, sembra più ovattato, diminuisce di intensità…mi fermo, strizzo gli occhi per vedere tra il buio e i riflessi che la luna disegna sulla collina difronte a me, ma nulla…torno sul retro e il suono ritorna ad aumentare, ma capisco che non è il volume, sembra ci sia un ostacolo tra me e la fonte del rumore…in un flash capisco che quell’ostacolo è la tenda aperta e che quindi la fonte deve essere veramente molto vicina…da come la tenda riesce a schermarlo non oltre qualche metro in direzione del muso del Camietto…la ragione lascia spazio all’istinto che mi fa correre dentro casa, dalla porta sul retro, perché so che sono uscito da li ed è sicura. Bene, ora devo capire, non posso più far finta di nulla, ma non trovo spiegazioni e quindi teorie da confutare…tengo le luci spente, qualsiasi cosa sia, meglio rimanere nell’ombra. Non voglio accendere luci, ma per capire non ho altra soluzione e quindi mi sporgo verso i sedili anteriori per prendere la torcia a mano che sta ben fissata al suo supporto, mi distendo per arrivare ad appoggiarla al cristallo anteriore in direzione di dove mi sembra di aver capito sia la fonte del rumore, appoggiandola al vetro spero di aver meno riflessi possibili che mi rendano più difficile capire cosa c’è fuori. E’ ora, un respiro e un colpo rapidissimo di luce….mi immaginavo di vedere le rocce che si trovavano a pochi metri dal cofano del Camietto, la torcia che uso è molto potente…ma nulla…un muro bianco nebbia..ma nessuna roccia, solo confusione…un attimo, il tempo di un flash..e torna il buoi…ma dopo meno di un secondo comincio a sentire un rumore come mi stessero scagliando sulla macchina manciate di sabbia, a ondate…il tutto per qualche secondo…poi più nulla… Non capisco….non capisco! ma ormai sono sicuro, qualcosa cè e l’unica via per risolvere la situazione è capire…in realtà ho pensato anche ad accendere il Camietto e muovermi da quel punto ma considerata la posizione e le difficoltà superate per arrivarci, senza una buona serenità mentale e specialmente la luce del giorno il muoversi dal quella arroccata sistemazione sarebbe poturo troppo facilmente finire con un bel tuffo nel lago…no, l’unica via è cpaire… Provo ad aprire appena il portellone posteriore e a scrutare nell’aria senza scendere ma non vedo nulla, ho la luna davanti a me, se ci fosse qualcosa lo vedrei…l’aria è pulita e perfettamente trasparente, non c’è segno di nebbia, anzi! Richiudo i lpotellone e decido di riprovare con la torcia, ma mantenendo la luce accesa per qualche secondo in posizione più arretrata per avere una visione più amplia e avere il tempo di capire di cosa si tratta…e così faccio…uno, due, tre!! Accendo la torcia, e vedo una quantità mai vista prima di insetti scagliarsi immediatamente contro il vetro anteriore, con forza, spinti da un istinto irrefrenabile, sembrano avere un movimento unico, quasi fossero una unica entità…nei pochi secondi che ho tenuto la torcia accesa si sono accumulati almeno tre, quattro centimetri di questi insetti sui tergicristalli, tramortiti appunto dall’impatto con il vetro. Ma ora so con cosa ho a che fare…scema l’angoscia e lascia posto al fastidio e al disagio…non posso muovermi e so benissimo che il Defender è sempre pieno di piccole fessure che possono essere usate da questi insetti per entrare…penso formino una colonna sopra al cofano a godere della seppur debole, aria calda che da esso esce verso l’alto o per ripararsi nel cono d’ombra che Tenda e Camietto creano oscurando la forte luce che la luna riflette questa notte. Comincio a tappare i piccoli buchi che conosco nella mia macchina, con scotch e piccoli stracci.. questa volta quel rumore di sabbia scagliato sulla carrozzeria anche se ora noto, continua per molti secondi, forse qualche minuto, ok, non sono in pericolo, ma sentire questi insetti che si scagliano sull’auto per cercare un’entrata così intensamente riesce comunque a preoccuparmi e farmi vivere alcuni lunghissimi minuti di forte disagio. Di colpo, con la stessa velocità con cui arrivano le brutte notizie, mi ricordo che ho la tenda aperta e non voglio minimamente ritrovarmi nei giorni futuri a condividere il letto con qualche migliaia di questi insetti..devo uscire a chiuderla subito! Apro il portellone e scendo rapidissimo a chiudere i gusci della tenda…corro, sono preoccupato non so nemmeno per cosa…ma nulla, sono completamente ignorato…capisco però troppo tardi il perché…il pulsante che sente l’apertura del portello ha deciso di ricominciare a funzionare proprio in quel momento, accendendo le luci interne e scatenando la frenesia di questi piccoli insetti alati simili a zanzare ma più grandi e con un debole esoscheletro che ne copre le ali.. Torno subito in auto, chiudo il portellone e forzo lo spegnimento delle luci per non aspettare il timer….il rumore è fortissimo, sia il ronzio che gli urti contro la carrozzeria, i miei occhi che hanno guardato le luci accese non vedono nulla, mi sembra che sia pieno anche l’abitacolo ora…non è così, dopo alcuni minuti tutto si calma, rimane il ronzio, insistente…accompagno all’uscita qualche esemplare che realmente aveva trovato via di ingresso e mi distendo in auto ad aspettare che qualcosa cambi…provo a dormire, ma non ci riesco, non voglio usare le cuffiette per ascoltare musica, mi estraniano tropo e io voglio rimanere vigile… Passo così almeno due ore, la stanchezza è tanta…non posso neanche usare il telefono, la sua luce gli agita…ma è proprio a quest’ora che la luna mi viene in aiuto…alzandosi nel cielo riesce ad illuminare tutta la zona, il Camietto non proietta più la sua obra sulle rocce e il rumore lentamente diminuisce. Riesco a chiudere gli occhi, mi rilasso qualche attimo …ma sono quasi le sei, e il sole comincia a tingere di blu e viola l’orizzonte…

Quella notte era finita, ci ripenso ridendo e dandomi dello stupido, ma quella nebbia non la dimenticherò…

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…Kazakistan, tra canyon e ambasciate

Come cominciare a descrivere quest’altra avventura in terra Kazaca…frutto di coincidenze, incontri e situazioni nuove…dalle persone…anima di tutto…

Almaty, una città che fu capitale del Kazakistan (oggi è Astana, o meglio da poco tempo rinominata in Nur Sultan), direi per molti versi quasi europea, ci trovo un concessionario Land Rover appena ristrutturato con il direttore che parla inglese…una salvezza per poter ordinare velocemente i pezzi di ricambio che mi servono, e quindi un caffè, filtro aria, filtro olio e sono pronto a fermarmi nell’ostello scelto in Almaty per qualche giorno. La scelta di fermarmi è dovuta alla necessità di avere un permesso Uzbeco per introdurre il drone che porto con me, quindi ben conscio delle lunghe attese che mi aspettano presso i consolati e ambasciate di questi paesi decido di concedermi il lusso di una doccia e un bagno degno di questo nome. Continuo invece a dormire in tenda, nel parcheggio privato della struttura, ormai la sento troppo come fosse casa mia, anzi, lo è! Dopo tre giorni passati in fila nei vari sportelli per poi essere rimbalzato ad altri uffici (di sicuro non essere per nulla padrone almeno del russo non mi ha aiutato) decido di passare il week-end nel parco naturale distante circa 250 km a est di Almaty dove si trova un canyon molto frequentato anche dagli abitanti del posto.

Qui incontro una coppia francese che viaggia su un defender 110 e una coppia tedesca che invece viaggia su di un pick-up con cellula abitativa. Subito facciamo gruppo e decidiamo di passare la notte nel parco. Turisti, autoctoni e passanti cominciano ad accerchiarci per cominciare la lunga serie di selfie con gli stranieri! Il Camietto fa la sua figura, mentre il sole comincia a scendere e la sua siluette si staglia nel celo del Kazakistan. Una coppia di novelli sposi si fa coraggio…e in un attimo sono arrampicati sulla scala per entrare in tenda e continuare il oro book matrimoniale con scatti in pose che solo loro sanno inventare. Tutto questo mentre mangiamo formaggio di cammello, bibite fermentate di dubbia provenienza e per non farsi mancare nulla, proposte di attempate spose Kazache in cerca di miglior sorte (se lo dicono loro…). Paesaggi stupendi, montagne che si tuffano in altipiani senza fine, mentre il sole lascia posto alle stelle che ci regalano uno spettacolo che ci terrà svegli per molte ore (ok, ok, anche l’alcool ha dato una mano a rendere magica la notte…)

Saluto i nuovi compagni di viaggio, un attimo o una vita assieme in viaggio, basta a creare dei legami che spesso durano nel tempo, per questo ci scambiamo i contatti e ognuno riprende la propria via, chi verso l’Europa chi verso le terre della Mongolia. Per me vuol dire tornare in ostello ad aspettare il permesso, che però immancabilmente non arriva e mi costringe a prolungare il calvario cercando soluzioni alternative alle lunghe mattinate passate in coda tra richiedenti visto e apolidi in terra straniera. Devo farcela, e mi rituffo nel pentolone di persone che ogni giorno affollano con calma e sudore i varchi d’entrata di ambasciate e consolati.

Una sera, mentre leggo un libro in tenda sento una voce italiana che dice “ci sarà mica un italiano dentro quella tenda?” La prima reazione è coincisa con uno sguardo furtivo attraverso la cerniera semi aperta per far passare l’aria…OK! non è Equitalia!!! posso uscire! Conosco così Paolo, un “ragazzo” come me ha appena passato la quarantina e che viaggia per scoprire il mondo zaino in spalla. Cominciamo a raccontarci qualche aneddoto sui nostri viaggi, ma poi preferiamo tornare a socializzare con gli altri ospiti dell’ostello. Il mio programma a questo punto prevedeva di partire in direzione Uzbekistan, ma parlando con amici del posto (ma questa è un’altra storia) scopro dell’esistenza di un lago proprio vicino al canyon visitato il giorno prima…nulla di straordinario, ma visto il costo del gasolio di circa 0.44€/lt e lo stile vagabonding mi scappa il matto di visitarlo. Propongo a Paolo appena arrivato e voglioso di riposare se fosse interessato a passare una notte al lago…e dopo aver ragionato da vero viaggiatore (sono occasioni da vivere al volo) decidiamo di partire sul Camietto direzione Lago!

Roberto

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L’invito a cena nella Yurta


I paesaggi sono in grado di levarti il fiato, e finalmente ho qualcuno a cui percuotere la spalla dicendo “ma vedi quello che vedo io?! Interrompiamo spesso l’avvicinamento alla meta per percorrere strade sterrate che lasciano l’asfalto e scomparire dietro la prima collina… Scopriamo paesaggi fantastici che sappiamo pochi hanno avuto la fortuna di vistare e questo ci rende ancora più vogliosi di non perdere neanche un riflesso o raggio di sole che illumina tra ombre e luci il dolce alternarsi di colline, montagne e pianure di steppa.

Prima di arrivare il lago troviamo un punto di blocco dove dobbiamo pagare per proseguire nel parco e dopo il controllo passaporti e annotazione di rito del nostro passaggio su quadernoni che neanche alle elementari , è ora di fare la buona azione quotidiana….decido di far salire un’autostoppista autoctono che aspetta appena dietro la sbarra del parco. Le comunicazioni proseguono in un misto di kazaco, italiano, inglese, francese e russo… ma alla fine arriviamo a capire che per loro è la via naturale per spostarsi il chiedere passaggi! in effetti mi era già chiaro, tutti lungo le strade vivono costantemente facendo gesti a chiunque passi, polizia compresa.

Arriviamo al lago ma la guardia non vuole farci scendere in macchina, pensiamo di dormire nel parcheggio e scendere la mattina seguente, ma scatta un gioco di sguardi con il nostro passeggero e dopo aver confuso tutto il confondibile capiamo che ci invita a dormire vicino alla sua Yurta. Proseguiamo su una stradina di fango tra cavalli, capre e umani. Il paese si desta ad osservare lo straniero (paese di 4 tende e non so bene quante famiglie) e anche qui scatta il momento selfie e sguardi persi nel vuoto. Ma è mentre Paolo monta la sua tenda che arriva la proposta indecente…il capo famiglia ci invita a cena nella Yurta! Non ho neanche provato a fingere un rifiuto, ero felicissimo ma combattuto dalla voce nella testa che mi diceva “non prendere caramelle dagli sconosciuti!”… Forse proprio per questo ho deciso che questi non erano sconosciuti, ma brave persone che vivono con regole e usi diversi dai miei.

Qui scatta la situazione comico/grottesca dell’entrata nella tenda tra mille occhi confusi nell’ombra che mi scrutano, tra sorrisi e gesti cordiali che mi invitano a sedermi sui tipici tappeti che coprono il pavimento, ovviamente al posto d’onore, mentre dall’unica porta comincia il febbrile viavai delle donne che si preoccupano di offrire una tavola colma di tutto quello che hanno. Gli uomini si preoccupano invece di offrirci bicchierini di vodka per insaldare la posizione di ospitalità, alcuni però noto bere birra al posto della vodka, altri invece sono felici di accompagnarci al baratro. Il piatto principale è pecora e capra con patate e carote, servite su piatti in centro tavola dove fa sfoggio per prima cosa il cranio delle bestie sacrificate al banchetto…ci serviamo con le mani, questo è un gesto di riguardo perché la forchetta potrebbe essere stata usata da altri e mal lavata, mentre le mani sono le tue e sai cosa ci hai fatto…..ma è proprio questo il problema… Devo dire tutto molto buono e gustoso, sarà per effetto della vodka, sarà per la situazione, sarà perchè la fioca luce che filtra dall’apertura alla sommità della tenda rende tutto più magico e surreale.

Dovete sapere che Paolo “è” vegetariano, creando un po’ di stupore in me mentre lo vedo cedere dinnanzi le insistenti richieste dei commensali… addentando un pezzo alla volta e una coscia e una costina… lui stesso si stupisce ma già comincia a pensare al suo stomaco non più abituato a tali cibi! ormai una carota o una patata non ti salveranno! mezzo capretto è andato e già prevede fuoco e fiamme dietro al sipario di moralità e processi chimici che come in un girone dantesco prende vita nel suo stomaco. E’ ora di ritirarci e ci avviciniamo alla tende, ma appena le luci delle nostre torce illuminano fievoli l’erba che ci conduce ad esse un folto numero di strane figure comincia ad avvicinarsi…prima un ragazzo su bicicletta elettrica (sei sopra una montagna, tra cavalli, capre, mucche e pecore, 4 tende tipiche quasi senza elettricità se non quella di piccoli generatori, che nemmeno un venditore ambulante oggi vorrebbe, che vengono spenti dopo pochi minuti e non ti aspetti una bicicletta elettrica!!) che dopo pochi convenevoli ci invita a bere sul lago! In un attimo lui capisce che non abbiamo da bere, e nello stesso attimo noi capiamo che sarebbe sparito nel tempo di…sparito! Poi è l’ora di due bambini che in piena notte, muniti di canna da pesca si accingono a lanciare le esce, ma prima vogliono salutare questi loschi figuri che scombinano la tranquillità della comunità. Due parole, qualche sorriso e se ne vanno con una torcia led nuova fiammante che mi avanzava…quanto paga un sorriso non finirà mai di sorprendermi! Ora viene l’ora dei ragazzotti di paese che arrivano lanciati con una macchina della quale non saprei descrivere neanche il colore e che dopo averci illuminati con i fari scendono e sembrano essere infastiditi dalla nostra presenza, magari ho frainteso ma il gesto del taglio della gola mi sembra di averlo intravisto…mah…facciamo finta, peraltro senza troppi problemi, di non capire e dopo un attimo se ne vanno…bene, possiamo dormire tranquilli con lo spray al peperoncino sotto il cuscino…. Ehhhhh no! non finisce qui, a ridare lustro alla stima per queste, e tutte le persone chi arriva? i due bambini che stavano tornando dalla pesca…tornavano per restituire la torcia!!! A questo punto non capisci più nulla, c’è chi ti invita a tavola nella loro tenda, chi ha imparato a convivere con i forestieri, chi ancora sente queste intromissioni come un problema….ma alla fine chi ti insegna a vivere sono due bambini con la canna da pesca!

Chiusura dissacrante…come conseguenza a questa giornata e nottata, Paolo ha avuto una relazione intima che lui descrisse come abbastanza burrascosa, con tutti i gabinetti incontrati dal lago al ritorno in ostello…ma ricorda con emozione specialmente l’ultimo ormai in città, dove è entrato in un ristorante di corsa senza dire nulla a nessuno e ne è uscito alla stessa maniera….

Roberto

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La Russia

Riprendo dopo qualche tempo il mio racconto, dalla Russia…carico di timori e aspettative, per questi territori a volte ostili ma sempre incantevoli, per tutto quello che fino ad oggi mi è stato raccontato su questo popolo.

Ho scelto di entrare dalla dogana terrestre più a sud sul confine Russo-Finlandese, e ci arrivo in tarda serata, anche se la luce come succede a queste latitudini stenta a lasciare il posto alla notte. Preferisco fermarmi a dormire e affrontare la burocrazia ignota e tanto demonizzata da chi me ne ha parlato fin ora al mattino successivo. Dormo in un parcheggio di interscambio per i camion che continuamente vivono in fila davanti a queste transenne che dividono due mondi. Mattino che arriva in un attimo, e sempre in un attimo mi ritrovo in coda anche io, ma per fortuna dopo appena pochi metri, passata una strettoia intravedo una corsia dedicata alle auto, e capisco che mancano ancora 3 km alla frontiera…ma non c’è più nessuno… sono solo aspettando di trovare qualcosa che ancora mi rende nervoso. Finalmente un gran traliccio con dei semafori rossi su tre corsie al quale mi fermo…e vedo dove devo passare… Passati dieci minuti nulla si muove, e provo ad avvicinarmi a piedi verso la guardia che sonnecchia dentro lo stanzino con i vetri a specchio…non lo vedo.. non si fa sentire.. la porta è aperta… e da bravo Italiano ci ficco dentro la testa scatenando urla quasi avesse trovato la moglie a letto con qualcun altro. Mi indica un cartello di divieto d’entrata appeso alla porta, ma che non avevo visto perché appunto, la porta era aperta… Aspetto altri dieci minuti e lo stesso esce con un sorriso sereno… qualcosa non quadra… devo ancora farci l’occhio a capire certe espressioni. Tant’è, gli chiedo dove posso dichiarare alcune cose e dopo avermi risposto in russo (ovviamente ci siamo capiti a gesti) ha premuto il pulsantino del verde facendo passare tutte le auto che nel frattempo si erano parcheggiate in coda alla mia.

Entro nella zona di nessuno, ogni cancello, ogni sportello, ogni singolo spostamento è scandito principalmente da tanto tempo…ma tutto scorre e tra sguardi incuriositi e la spasmodica ricerca vana di qualche doganiere che sapesse l’inglese… mi devo ricredere su tutto quello che mi avevano raccontato, oltre ai tempi lunghi, ma questi non mi spaventano, persone disponibili e per quanto esteticamente rigide molto educate. Pensate che alla fine prima di “liberarmi”, nel ridarmi i documenti si è scusato in inglese per il suo inglese!!!

Mi si aprono le porte della Russia, e punto subito a San Pietroburgo, non sono molti chilometri ma ormai era metà pomeriggio…quindi cambio due soldi e compro una sim russa al primo posto utile e mi metto in strada, con il sole alle spalle e tanta voglia di vedere. La prima sera la passo dormendo assieme ai pescatori sul ponte che chiude la “baia” di San Pietroburgo, proprio a metà dove anche trovare un parcheggio si è dimostrato difficoltoso… qui hanno una vera passione per la pesca, gli ultimi sono andati via alle 3 di notte e i primi sono arrivati alla stessa ora…ma ne frattempo si sono alternati anziani che passano il tempo, appassionati con gommoni pieghevoli sopra la macchina, ragazzi e ragazze che con la scusa di pescare si sono passati una serata tra gli scogli, personaggi strani che arrivavano a farsi un selfie sulle rocce e poi scappavano, ragazzini che arrivavano a nuoto da non so dove, signore che portavano la cena a mariti dispersi tra le lenze… dopo tutto un italiano con un fuoristrada che fa il giro del mondo non era la cosa più strana.

Il giorno dopo visito un fortino a due passi dal ponte, il 90% ormai distrutto e aperto al pubblico, il restante ancora attivo con radar che monitorano la baia, recinzioni di legno marcio e soldati di leva che tagliano l’erba di un giardinetto microscopico con falciatrice a scoppio ormai con più ruggine che un’ancora abbandonata. Ma camminando trovo la sorpresa, una spiaggia di sabbia grossa, pulitissima, piena di mamme con bambini che giocano immersi nel vento caldo di una giornata che per temperatura poteva farti dimenticare di essere a San Pietroburgo. Ma non resisto, devo provare l’acqua ed in un attimo sono dentro… mmmm… un po’ freschina ma basta uscire e riscaldarsi al sole guardando i bambini che continuano a giocare tra le onde quasi a scherno verso l’unico adulto che aveva voluto entrare con loro… farmi una domanda prima?

Ok, entro in San Pietroburgo… cerco un parcheggio che avevo già individuato su un’app per camperisti… praticamente un piazzale dietro la porta di un campo da calcio, con servizi e docce dentro un tendone da camion… quelle dei giocatori!!! Qui ho incontrato una coppia tedesca che viaggia con un cane e un bellissimo camion Mercedes 4×4, alto, nuovo, imponente, con tutto dentro e fuori, praticamente il sogno di ogni viaggiatore in offroad. Ma questo poco conta…subito ci si conosce, passato il primo mento ormai standard delle domande di rito, passiamo a decidere cosa fare questa sera! tempo di passare in ufficio per registrarmi e trovo un’altra coppia di ragazzi che si aggiunge alla compagnia… altri due tedeschi ma con pulmino raffazzonato alla meglio partiti da poco per qualche mese di libertà. A questo punto non ho più scuse, fuori caviale, prosecco e zuccherini!!!!!! Dovrebbe essermi ormai normale, ma adoro questi momenti di conoscenza, scambio di esperienze, giovialità, sguardi che fanno finta di dire ho capito ma che sai non hanno capito nulla… insomma, il giorno dopo ci salutiamo con la promessa da viaggiatore di provare a rivederci in centro Asia.

Prima di proseguire per Mosca ho voluto far tappa a Novgorod, città che mi dicono più vecchia di Mosca… ed infatti stavano festeggiando i 1160 anni dalla fondazione… una gran sorpresa perché l’avevo scelta solo come tappa di avvicinamento nella quale mi sono fermato invece tre giorni! Provo a parcheggiare vicino ad un monastero sul fiume che passa per la città, mi ci fermo tutto il pomeriggio visitandolo e poi mi preparo per la notte ma… è già, quelle cose che di colpo ti rendono probabilmente senza motivo, insicuro, ansia… nulla di che, una donna che passava torna indietro per vedere bene la targa… non chiedetemi perché ma ho preferito accendere il Camietto e spostarmi… ma faceva buio e ogni macchina che mi si metteva dietro pensavo mi stesse seguendo… psicosi a mille…ma sono momenti… e corro verso il centro dove sapevo esserci un altro parcheggio free. Più mi avvicino e più cresce il numero di persone sulle strade, non sui marciapiedi, sulle corsie! fino a capire che quella sera c’era la festa della città e il fulcro di tutto era il parcheggio che avevo adocchiato come alternativa. Ok, strada chiusa e inversione davanti ad almeno 10 auto della polizia con lampeggianti accesi, avevo un tagadà in testa tra luci e suoni e esperienza d’angoscia appena passata ma in un attimo sono fuori dal centro…e dopo essermi fermato a guardare la cartina decido di attraversare un ponte e fermarmi sull’altra sponda del fiume che ne attraversava il centro, il lato tranquillo…. Bene trovo posto in riva al fiume e posso anche godermi le luci dall’altro lato, deciso mi fermo qui e in un attimo sto già dormendo. Ma non finisce qui, alla mattina scopro che dalle prime ore del giorno stanno montando un palco a 100 metri da me e che quella sera la festa (che durava in tutto una settimana) si sarebbe spostata dal mio lato del fiume. Quando tutto cade così non ci puoi far nulla, cambio programma e decido di diventare parte dei festeggiamenti che tra fly-board , barche a vela, beach volley, rappresentazioni in costume d’epoca, cavalli, locande che fumano e diffondono odori di carne d’orso tutto il giorno, fuochi artificiali e tanta ma tanta gente, mi hanno fatto vivere atmosfere antiche, trasmesso un assaggio della passione di un popolo legato fortemente ancora a tradizioni pagane che affondano nella storia le loro origini.

Prossima tappa Mosca…ma è un’altra storia….

Pubblicato senza rileggere, ho scritto troppo, e ho sonno….il viaggio continua…

…in continuo movimento…dal viaggio al vagabondo che ho dentro…

dopo qualche giorno di latitanza, rieccomi  qui! a macinare chilometri sul Camietto dopo averlo affidato alle telecamere dell’aeroporto di Stoccolma giusto il tempo necessario a votare anche in questa importante tornata elettorale, sia per le Europee che per le comunali ma anche per definire alcune pratiche burocratiche.

Ripartito dall’aeroporto di Treviso con Rayanair e condiviso il ritardo di due ore abbondanti per motivi tecnici, con gli altri passeggeri del mio volo, ho ritrovato il Camietto prontissimo a ripartire puntando la Russia!

Porto con me gli sguardi straniti nel rivedermi così presto tra le vie del mio paese, le solite domande “cosa ci fai qui?” o “già tornato?” e le solite esclamazioni “ancora qui!” o “veloce questo giro del mondo!”… con simpatia e con una nuova, o meglio consolidata, consapevolezza che “Roads on the Way” ha la sua via naturale nel divenire  “Vagabonding Roads on the Way” a sottolineare che nulla è scritto, nulla è già definito né nei luoghi né nei tempi né per le modalità…rimane ancor più forte la voglia di esplorare facendosi guidare dalle emozioni, dalle persone, dagli incontri, dalla lezione quotidiana che l’uscire dalla comfort-zone ti costringe ad affrontare….

…esser disposti a liberarci della vita/viaggio/esperienza che abbiamo programmato per goderci a pieno la vita/viaggio/esperienza che ci aspetta…ma anche grazie a chi non ha permesso che le cose andassero come avevo programmato, come avevo sperato, come, con immensa certezza che si dimostra alla fine testardaggine, avevo già vissuto nella mia testa senza nemmeno prendermi il tempo per viverle. 

Quindi traghetto da Stoccolma a Turku in Finlandia, con i suoi tempi lenti e carichi di magia che la navigazione sa dare, con il suo dondolare mai uguale a copiare le onde del mare mai una uguale all’altra…con il ritmo della giornata scandito dagli odori della cucina che si diffondono nelle sale…dalla colazione con il profumo dolce dei panificati al pranzo, momento in cui la fa da padrone una sorta di piatto unico senza cuore e affogato nella curcuma quasi a provare una ultima rianimazione….viaggio nei profumi che si conclude con la cena e l’inconfondibile profumo di brodi scaldati al microonde misto al deciso profumo di wurstel che senza tregua girano sui rulli delle griglie e che fa da leitmotiv per tutta l’attraversata.

…ma in un batter di ciglia la terra prende il posto del mare… e gli pneumatici del Camietto sono già caldi per riprendere la strada, fino a portarmi nel giro di qualche giorno, a raggiungere la frontiera terrestre di Tarfyanovka alle porte di San Pietroburgo.

Ma questo è già domani…

Roberto

…un mese…

Dopo un mese dalla mia partenza per il giro del mondo….

Ho toccato 12 paesi

attraversato 14 frontiere di cui 13 aderenti alla Convenzione di Schengen

percorso 8872 km

usato 4 diverse valute (Euro, Złoty polacco, Grivnia ucraina, Corona norvegese e Corona svedese)

pagato il gasolio da un minimo di 1.03 €/L in Ucraina a 1.79 €/L Norvegia

Capo Nord , North kapp, North cap

Ma molto più importante ho conosciuto davvero molte persone, alcune hanno voluto conoscermi, alcune hanno dovuto conoscermi, ma di tutte porterò un ricordo indelebile, turisti, curiosi o semplici abitanti dei posti dove il Camietto ha fermato le sue ruote.

Fiordi Norvegesi

Ho attraversato le autostrade sempre in manutenzione e i parchi eolici dell’Austria, le distese di campi coltivati della Slovacchia e Polonia, le buche che hanno messo a dura prova il Camietto lungo tutte le strade Ucraine, percorso gli sterrati che attraversano la Finlandia dalla regione dei laghi fino alla Lapponia, goduto del tramonto Lituano sul mar Baltico e aspettato il tramonto in vano a Capo Nord…ho vissuto emozioni forti visitando il sito di Chernobyl, ma non da meno sono stati alcuni angoli nascosti in paesini di cui  pare, neanche gli abitanti sappiano il nome.

Laghi Lituani

Ho imparato a vivere in spazi molto diversi da quelli a me abituali, ma in breve tempo ho ritrovato il calore e le sensazioni che ti fanno sentire a casa, che ti fanno capire che quella scatola tanto amata mi farà da casa per molto tempo.

Fiordi Norvegesi

Ma esprimere certe sensazioni è cosa davvero dura, con la certezza che video, immagini e parole mai basteranno a fermare e raccontare a pieno tutto quello che vivo…ma con la presunzione di provarci…vi saluto da un fiordo nell’arcipelago delle isole Lofoten, con negli occhi un ennesimo tramonto che non vedrà la fine….


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..una storia strana…

…oggi voglio raccontarvi una storia strana…una di quelle a cui non pensi, non ci dai importanza e non te ne rendi conto finchè ti raccontano “la storia” che sta alle spalle… Dopo qualche giorno dalla partenza di RoW notai attaccato al porta chiavi del Camietto un ciondolo di cui non ricordavo la provenienza, il momento in cui lo avevo agganciato, ne sinceramente se l’avessi fatto…ma non è importante… non ci feci caso e lo lasciai li.


Dopo ancora qualche giorno, la Laura mi manda una foto su Wa della conchiglia di cappasanta del Cammino di Santiago detta anche pettine di San Giacomo con la domanda “Lo riconosci?”

Pensavo mi chiedesse se riconoscevo il simbolo, e non mi passò minimamente per la testa di collegarlo con il ciondolo di cui non ricordavo le origini….ma…lei si riferiva proprio al ciondolo…e quando si è palesata più esplicita anche le mie ridotte capacità di connessione hanno finalmente associato e ho capito da dove arrivava…. Ma non finisce qui…perché questa è la parte che conosco io… e qui, sempre via messaggio, lei mi chiede “Ti racconto la Storia?” Ma che domande, ho pensato, ovvio!!!!

Cito messaggio per messaggio per non perdere la freddezza e la forza del messaggio letto su di uno scermo da 5″ che arriva a singhiozzo lasciandoti appeso come il pesce all’amo.

L.”Premetto che la prima volta che sono stata a Santiago sono rimasta molto affascinata” L. “Ho comprato questo ciondolo per regalarlo a qualcuno” L. “Mi sono entrati i ladri in casa e hanno rubato tutto quel poco che potevano” L.”Pensavo anche quel ciondolo” L.”Sabato vigilia della tua partenza è ricomparso” R.”Penotti” L.”Allora ho pensato lui vuole proteggere Roby” L.”Parto e lo dimetico a casa” L.”Martedì me lo ritrovo in tasca del giubbotto” L.”E mentre tu stavi per partire Martedì…ho pensato. Adesso come faccio a darglielo?” R.”che storia! Ma sai che non ci ho fatto caso ma lo guardavo spesso e non mi spiegavo da dove arrivasse” L. “Beh, nel tuo momento di crisi l’ho messo nel tuo mazzo di chiavi…ed è così che viaggerà con te..”

Grazie Laura per questo pensiero, per la storia nascosta che non conoscevo, per un simbolo che ho ritrovato anche ieri visitando la collina delle Croci in Lituania….

… 26 Aprile 2019… 33 anni dal disastro di Chernobyl

…prima tappa di Roads on the Way, Ucraina, Chernobyl…visita alla centrale nucleare Lenin di Chernobyl, alla zona detta di alienazione e alla città fantasma di Pripyat…

33 anni sono passati proprio oggi, 26 Aprile 2019…oggi ho smesso di associare il disastro di Chernobyl alle sole parole di mia mamma “non bere il latte” di quei giorni…

Provo a raccontare in video cosa ho visto…Chernobyl deve rimanere per me a memoria ma anche a raccontare di una terra che vuole rinascere e riprendere a vivere con forza…cosa che dietro il silenzio dei posti di controllo sta già avvenendo…